«Quello che sta succedendo nel centrodestra a Verona per la successione di Pastorello in Provincia è lo specchio della situazione del centrodestra legnaghese dove la Lega vuole imporre le proprie scelte agli alleati, una specie di primogenitura in cui dice chiaramente chi deve comandare e chi si deve accodare. – l’affermazione è di Luciano Giarola che non si fa pregare per chiarire il concetto – L’arroganza  di alcuni personaggi chiave del Carroccio dà loro il diritto di sentirsi giudici e di decidere, oltre che per gli altri, anche se gli puoi servire ancora per i loro giochi oppure farti togliere il disturbo, come successo con il sottoscritto.

Questi, oggi sono alle stelle ma domani potrebbero conoscere le stalle, cominciando forse da questa corsa alla presidenza della Provincia, dove in questo caso la loro arroganza non servirà perché partono già perdenti, non si rendono conto che il loro candidato Scalzotto non la spunterà contro Alberti il sindaco di Grezzana, in quanto oltre alla maggioranza dell’elettorato di centrodestra che fa capo a Bendinelli si troveranno contro anche quelli del Pd che non voteranno certamente per la Lega».

Se teniamo presente che in ballo non c’è solo la presidenza della Provincia, ma il rinnovo nelle società da questa partecipate: dall’Aeroporto Valerio Catullo alla Funivia di Malcesine, dalla Zai di Verona a, soprattutto, le Autostrade allora si capisce il perché di tanta partecipazione e tensione.

Ma tornando alla situazione legnaghese questa frattura veronese si ripercuoterà certamente anche nei tentativi di accordo elettorale per esempio tra la Lega guidata dal commissario Zuliani e una parte della coalizione del ’Si’ referendario, vedi Fi, FdI, Rialzati LegnaGo, Ama Verona, Verona Domani, Laboratorio Legnago e Progetto Nazionale, Battiti Legnago ecc.

«Senza dubbio le vicende provinciali influiranno ulteriormente sulla già precaria situazione politica del centrodestra legnaghese alla disperata ricerca di un accordo su programmi condivisi. Ma come si è visto nell’ultima riunione di via Fiume al momento di mettere alcuni proposte per iscritto, tipo le scuole di Casette oppure togliere la stampella alla giunta Scapin, alcuni delegati si sono girati dall’altra parte; per non parlare poi di chi di era portato addirittura con il candidato sindaco al seguito».

E allora, stando così le cose, ammesso che probabilmente non ci sarà un accordo pre elettorale allargato a tutto il centrodestra, il quadro che ne esce sembra quello di un film già visto.

«Certo, non me lo auguro, però potrebbe essere che le forze politiche della prossima competizione amministrativa siano riassunte in tre grandi coalizioni: Centrosinistra con Pd e due/tre liste civiche; la Lega supportata da Laboratorio Domani-Longhi e altre due/tre civiche e la terza forza composta da FI, FdI, e tre/quattro liste civiche tra cui la mia; poi corsa a parte per Legnago chiama di Pernechele e Movimento 5 Stelle. 

Il risultato lo conosciamo già ma sembra che dagli errori non si impari. Ripeto o ci mettiamo in testa di fare tutti un passo indietro, qualcuno di scendere dal piedistallo, qualcun altro di non credersi indispensabile perché gratificato dai sondaggi, oppure la storia si ripeterà e purtroppo si ripeterà anche per i legnaghesi».

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