Se dalla riunione dei partiti e liste di centrodestra convocata lunedì 17 nella ex sede della Lega, in via Fiume13, doveva uscire un segnale di unità in vista delle prossime amministrative del 2019 ebbene si dovrà attendere tempi migliori.
Questi i fatti: Roberto Donà, Fi, convoca la riunione esplorativa per le 21 in quel di via Fiume e invita le varie anime politiche del centrodestra a un confronto unitario. Intervengono lo stesso Roberto Donà e Maurizio Raganà per Fi, Luciano Giarola responsabile del passato comitato ‘Legnago vota NO riforma costituzionale’, Gianluca Cavedo per FdI, Massimo Venturato e Maurizio Mazzocco per Rialzati LegnaGo; Antonio Scapini per Ucl; Luca Gardinale e Andrea Zanon per Legnago Longhi Sindaco; Luca Sordo per Verona Domani; Michele Masin di Ama Verona, Mattia Lorenzetti di Progetto Nazionale e Roland Tedesco per Laboratorio Legnago. Grande assente della serata la Lega Nord.
Sono tutti d’accordo, a parole, nel mettere una pietra sopra sulle recenti divisioni e di superare i disaccordi interni. Tutti d’accordo, a parole, soprattutto nell’andare uniti e coesi con programmi e candidati condivisi alle prossime elezioni e non ripetere gli errori del 2014 quando il centrodestra aveva corso diviso con due canditati, Loris Bisighin, sostenuto da Fi- Lega Nord ed Ucl, e Paolo Longhi, appoggiato da quattro civiche.
Allora tale frattura, di fatto, aveva agevolato la vittoria al ballottaggio dell’attuale sindaco di centrosinistra Clara Scapin.
Tutti d’accordo, a parole, tranne che, alla proposta di Venturato di mettere per iscritto dei punti fermi dell’accordo e del programma, a qualcuno è venuto il mal di pancia e ha chiesto di prendere tempo, di volerci pensarci e valutare; ( prima incrinatura della serata ).
Poi è stata l’assenza della Lega alla riunione a salire alla ribalta, assenza dovuta ovviamente dalla presenza di Giarola ma anche di Gardinale e Raganà (seconda incrinatura della serata ); tanto che, se la composizione non cambierà, ha commentato qualcuno, non è da escludere che il Carroccio possa decidere di correre da solo, forte anche del consenso elettorale ottenuto nelle ultime politiche.
Alle 23, dopo due ore di discussioni e di silenzi imbarazzanti, il colpo di grazia ( e terza incrinatura della serata ): Tedesco propone, per testare l’unità e la compattezza della coalizione, di fare un’azione politica dimostrativa e cioè di votare uniti contro le delibere dell’Amministrazione nel consiglio Comunale di giovedì 20 (domani ndr) e poi di chiedere le dimissioni di sindaco e Giunta.
La coalizione è divisa: alcuni sono entusiasti, altri perplessi e contrari. In questo dilemma si è chiusa la riunione, tutti a casa per conto proprio, senza sapere cosa succederà domani, giovedì, in Consiglio.
Qualcuno, deluso, si è lasciato sfuggire che piuttosto di un accordo con questa coalizione è meglio fare altri 5 anni di Scapin.
Per quanto concerne invece l’assenza dei rappresentanti del Carroccio alla riunione, Roberto Rettondini, Lega, ha tenuto a precisare che personalmente non siederà mai ad un tavolo dove siedono rappresentanti eletti nel centrodestra ma che in Consiglio sostengono l’Amministrazione di un sindaco del Pd. È opportuno che questa coalizione, che si definisce di centrodestra, chiarisca al suo interno questa contraddizione, oltre a chiarire anche la presenza di altri personaggi esclusi da tempo dal partito di Salvini.
Foto: da sinistra in alto, Luca Gardinale, Luciano Giarola e Roberto Donà; al centro, Maurizio Raganà e Roberto Rettondini; in basso, Luca Sordo, Roland Tedesco e Gianluca Cavedo.